Da ragazzo odiavo l’alta quota. Sono cresciuto tra i rifugi del Monte Rosa e le pareti del Cervino, con la montagna in casa fin dall’infanzia, grazie alla professione di mio papà anche lui guida del Cervino, ma ogni volta che salivo oltre una certa altezza mi chiedevo se il mio corpo avrebbe retto. Eppure, anno dopo anno, quel dubbio mi ha spinto sempre più in alto, fino all’Himalaya.
In questo libro racconto il Kimshung, una montagna nepalese di 6.781 metri che ho inseguito per dieci anni. In mezzo ci sono stati il terremoto del 2015, gli incidenti in parete, le rinunce e le ripartenze. Attraverso quella salita ripercorro tutto il resto: le grandi cavalcate sulle Alpi, le ascensioni in stile alpino sulle montagne più alte del mondo, le paure e le cadute.
Ma più di tutto parlo di ciò che ho imparato per strada: cosa significa conoscere il proprio limite, come ci si rialza dopo una caduta e quanto valgono gli amici che ti aspettano all’altro capo della corda. È la storia di un ragazzo di montagna che cresce e che fa della sua passione il suo mestiere di guida alpina, anche se forse un alpinista non finisce mai di crescere.